L’individuo nel suo insieme è un sistema complesso fatto di vari elementi, lavorare con il corpo significa prendere in considerazione la persona nella sua globalità, nelle sue parti fisiche, mentali, emozionali e spirituali. L’idea che ciascun essere umano sia costituito da una dimensione fisica, mentale, emozionale e spirituale è un concetto antico, noto col nome di olismo, un approccio studiato e condiviso da diverse discipline tra le quali la medicina, la psicologia, lo spiritualismo e recentemente anche la fisica quantistica. Oggi la medicina tradizionale tende a separare il malato dalla malattia ma un bravo medico e’ consapevole che non tutti i farmaci sono efficaci , che alcune volte gli esami sbagliano e che le terapie non sempre funzionano allo stesso modo con tutti i pazienti. I "maestri spirituali" dal canto loro sanno che il solo credere non può risolvere tutti i problemi ma sanno che l’atteggiamento mentale e soprattutto le azioni possono bruciare il cattivo karma per costruirsi il proprio “Dharma” . Per operare uno cambiamento, occorre farlo in maniera altrettanto straordinaria. Cambiare significa saper riprogrammare tutti gli aspetti del nostro essere, della nostra vita. Spesso si attuano i cambiamenti a nel passaggio di metà vita (circa 40 anni), in quanto è il periodo della vita che rappresenta una meta importante. Per Jung la seconda parte della vita pone all’uomo davanti dilemmi e traguardi che riguardano diverse sfere. La relativizzazione, l’ accettazione delle ombre/buio, lo sviluppo del Sé, l’accettazione della morte. Spesso le gravi malattie si manifestano dopo i 40 anni, alcuni dicono che ci sia un nesso tra la malattia e il passaggio, il cambiamento. Infatti parlando con alcuni malati gravi molti hanno affermato che la malattia può diventare un’esperienza di crescita personale per fare luce su se stessi e accettare parti di sé che inizialmente non si è mai voluto ascoltare. Vi consiglio di cercare l'intervista a Tiziano Terzani e di leggere qualche suo libro, "se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte". Di fatto la malattia mette l’individuo di fronte alla sua impotenza e spesso all’accettazione della parola “Morte”. Molti, accettando la possibilità di morire, hanno trovato però la forza per trovare una cura e in alcuni casi guarire. La guarigione poi ha portato dei cambiamenti importanti nella loro vita e in quella delle persone vicine. Ma cosa vuol dire curare? Cosa vuol dire invece guarire? In generale significa rientrare in stato di salute, ma più ampiamente preservare, difendere, attraverso la consapevolezza, prendersi cura anche degli altri. Quindi possiamo trovare un collegamento tra curare, guarire e preservare. Anzi possiamo sicuramente affermare che alla base della cura, della guarigione c’è la prevenzione. Studi recenti hanno dimostrato che due soggetti con la stessa familiarità (che non significa ereditarietà) ad ammalarsi di un certo tumore potrebbero avere sorti totalmente differenti in base al proprio stile di vita, alla sedentarietà e al regime alimentare.
